Non lo cito

Per non fare pubblicità. Comunque, anche noi italiani abbiano il nostro apsirante Michael Moore, ovvero chi si atteggia a paladino della libertà e si limita a fare docu-fiction (poco docu e molto fiction) in maniera parziale e faziosa.

Si, per quanto mi piaccia Moore come regista, è smaccatamente evidente da che parte stia. E francamente è anche giusto così, ognuno ha diritto di pensarla come vuole finchè restiamo nei limiti della legalità. La mia libertà finisce laddove inizia quella di un altro. Ovvero, diffamare e dire falsità non è “dire la propria opinione” ma è commettere un reato.

Doverosa premessa a parte, è stato presentato un film apertamente contro Silvio Berlusconi, che non mi interessa e che non andrò a vedere ma i cui autori si sono subito messi a fare il piagnisteo quando la RAI ha rifiutato di mandarne in onda il trailer. I soliti “alternativi” si sono subito stracciati le vesti parlando di censura e di dittatura, scordandosi che la RAI, anche se è un servizio pubblico, è una azienda con delle proprie scelte editoriali.

La polemica si è ovviamente spostata sulla querela presentata da Berlusconi contro Repubblica, e anche qui si parla di dittatura, (assurdo, ci fosse la dittarura Repubblica semplicemente non potrebbe pubblicare articoli scomodi) dimenticandosi che anche gli esponenti del PD hanno l’abitudine di presentare querele contro i giornalisti tra cui la Gabbanelli, che viene regolarmente incensata dalla sinistra come esempio di giornalismo indipendente. Oltretutto questo dimostra come, per chi è di sinistra, la magistratura sia un arma per delegittimare e far tacere gli avversari.

Invece, mi sto divertendo a leggere la querelle tra L’Avvenire e Il Giornale, classico esempio del detto “chi di spada ferisce di spada perisce”. Ovviamente, quando la notizia la dà Il Giornale (legato a Berlusconi) la responsabilità della scelta delle notizie non è del direttore ma del proprietario; quando invece la notizia la dà L’Avvenire, che è legato alla CEI, le scelte editoriali sono del direttore. E poi ci sarebbe la dittatura e l’informazione sarebbe imbavagliata?