Il Paese dei no

Leggendo Facebook mi vengono in mene varie domande..

A parte l’ovvia domanda “a cosa serve?” a cui dubito di trovare risposta, me ne vengono in mente altre tipo “ma quelli che postano le notizie sono TUTTI di sinistra?”, alle altre dedicherò altri articoli, così ho qualcosa di cui scrivere.

L’oggetto del post odierno parte da una notizia raccolta su FB, ovvero l’approvazione del DL che permette, di fatto, di privatizzare la distribuzione dell’acqua potabile. Levata di scudi e piagnisteo della sinistra, che ovviamente si straccia le vesti parlando di scenari apocalittici…

Ma io non capisco come mai quando sono stati privatizzati altri settori non c’è stato tutto ‘sto casino. O meglio, magari c’è anche stato ma non si è verificato nessuno delgi scenari apocalittici prospettati da tutti questi emuli di Cassandra.

Per esempio, parliamo del settore dell’energia (gas ed elettricà) che sono ormai privatizzate in tutta Italia, e per i consumatori finali non è cambiato nulla o quasi.. per ora ogni gestore si limita a proporre programmi di fidelizzazione (per gli amici: raccolte punti), e forse tra poco, si spera, potremmo assistere a una vera variabilità delle tariffe. Qualcosa si sta già muovendo con le offerte a prezzo fisso, sembra solo questione di tempo.

Idem per la telefonia fissa: ora è di fatto privatizzata ed in questo caso i consumatori hanno effettivamente avuto dei vantaggi economici. I vari operatori di telefonia propongono tariffe abbastanza allineate tra loro ma di sicuro inferiori a quelle che si avevano col monopolista SIP poi Telecom Italia. Per la telefonia mobile invece hanno semplicemente fatto cartello e i prezzi sono tutti uniformi, o quasi.

Per l’acqua, probabilmente si avrà una situazione simile a quella del comparto energetico (o addirittura chi si occupa del comparto gas/elettricità inizierà a fornire anche l’acqua potabile, com’è avvenuto con l’unificazione tra distribuzione gas ed elettricità (peraltro in diverse città già ora gas e acqua potabile sono “gestiti” dalla stessa azienda).

Ma ovviamente l’Italia è il paese dei no, e quindi tutto ciò non va bene. Bisogna protestare e non essere d’accordo, fare cortei, ecc.. e poi lamentarsi che le cose non vanno.

Esempio, si vuole costruire una strada per “scaricare” il traffico pesante dal centro di un paese con strade strette? Chi abita in periferia si lamenta dell’aumento del traffico e fa cortei contro la nuova strada.

Altro esempio, non sappiamo dove mettere la spazzatura e si propone di fare una discarica o un termovalorizzatore? Bene, si protesta per impedirlo salvo poi lamentarsi dell’eccesso di spazzatura (invece che cercare di produrne meno).

Si protesta per i ripetitori dei telefoni cellulari e poi si gira perennemente col cellulare saldato all’orecchio, bestemmiando in aramaico perchè “non c’è campo, operatore dimmerda”.

I pendolari si lamentano (giustamente) dei ritardi dei treni e dell’affollamento e, dato che non è possibile incolonnare sul binario più di quelli che ci sono già, Trenitalia progetta la costruzione di un altro binario (sulla Milano-Varese). Bene, gli abitanti protestano e minacciano di bloccare i cantieri. Vedremo alla prossima protesta dei pendolari se qualcuno gli fa notare l’assurdità cosa.

Nessuno vuole la TAV, e giù proteste, però andare da Milano a Roma in 3 ore fa comodo un pò a tutti (anzi no, si prende il treno MA ci si lamenta del costo del biglietto).

Si vuole ampliare la base NATO a Vicenza (cosa che fa funzionare metà dei negozi del circondario) e via che si protesta contro l’ampliamento…

Il paese dei no.