A dramatic turn of events

E’ il nuovo lavoro dei Dream Theater, il primo dall’abbandono della band da parte dello “storico” batterista, fondatore e una delle menti creative della band, Mike Portnoy. Mike è stato sostituito, dopo una serie di audizioni ad alcuni dei migliori batteristi della scena musicale, dall’ottimo Mike Mangini, tra le altre cose ex batterista degli Extreme. Non penso di essere stato l’unico tra i loro fan ad essere un pò dubbioso sul nuovo corso della band, ma devo dire che la scelta, alla prova dei fatti, è veramente azzeccata.

Il CD è veramente molto bello. Come stile siamo a una miscela (esplosiva, direi!) tra Awake e Train of thoughts, ma senza le note “dark” del secondo dei due. In realtà troviamo molto di tutta la loro produzione finora, finalmente hanno smesso di sperimentare nuovi stili e ripreso il loro.

Il brano di apertura, on the backs of angels penso diventerà uno dei cavalli di battaglia della band, soprattutto dal vivo. Gli altri pezzi… beh non pensavo ma sono uno più bello dell’altro. In Build me up, break me down ritroviamo qualche sonorità quasi nu-metal, con effetti digitali sulla voce e un grosso lavoro di post-produzione audio. Lost not forgotten invece riprende qualcosa da Dance of Eternity This is the life è quella che potremmo definire la “ballad” del disco, molto simile a pezzi come Hollow years o Through her eyes la mia canzone preferita di questo disco è Bridges in the sky, che ha il mood di di Metropolist pt.1 e il sound di Pull me Under. Outcry mi ha fatto venire in mente Forsaken. Anche Far from heaven è il classico “lentone” da band metal, molto bella, decisamente azzeccato l’arrangiamento di piano solo, voce e archi, alla faccia di chi dice che James LaBrie non sa cantare. Pagherei per non saper cantare come lui. Breaking all illusion è uno dei brani che illustrano perfettamente tutto lo stile dei Dream, con tutti i loro tratti distintivi.
Beneath the surface è il terzo lento del disco, anche qui molto bello ma che non emerge particolarmente tra gli altri.

Mangini, il batterista, ha uno stile molto simile a quello di Portnoy, forse come sonorità è un pò meno presente e “cattivo” ma decisamente non sfigura rispetto al suo predecessore. Ora, sarebbe fare un torto a Portnoy dire che ora la band ha guadagnato col cambio, ma sicuramente non hanno perso una virgola.

Voto, meritatissimo 10.