Ex Machina – commenti con spoiler

Fonte: imdb.comEx Machina è un film del 2015, scritto e diretto da Alex Garland.
Un giovane programmatore viene scelto dall’ideatore del più grande motore di ricerca del mondo per partecipare ad un misterioso esperimento sull’Intelligenza Artificiale.

Fin qui, la premessa è anche piuttosto interessante,  ma, come lo spettatore inizierà ad intuire dopo i primi 5 minuti di film, le cose sono un po’ diverse.
Iniziamo col dire che il regista dev’essere cresciuto a pane e Stanley Kubrick, dato che ne richiama moltissimo le inquadrature tipiche e lo stile visivo. Il che non è niente di male, anzi.

Il film però ha diversi “problemi”, secondo me. Innanzitutto il ritmo, lentissimo, trascina per 148 minuti una storia (che nel film dura 7 giorni) che si poteva raccontare, uguale identica, in un episodio di telefilm. Il secondo problema è che, anche se apparentemente funziona, la storia si regge a malapena su se stessa, per poi franare nel finale col più scontato (nomen omen?) dei deus ex machina.

Interpreti e personaggi invece sono molto validi e credibili, nonostante a tratti appaiano pesantemente streotipati, ma potrebbe essere una scelta precisa per caratterizzarli meglio.

La storia è piuttosto banale: il giovane programmatore, Caleb, si ritrova in una casa ultramoderna sperduta tra i boschi, raggiungibile solo tramite elicottero. In questa casa vive Nathan, il proprietario, fondatore e ideatore di Blue Book, il più grande motore di ricerca della Terra, che svela al giovane di aver creato una intelligenza artificiale in grado di ragionare, e di aver scelto lui, Caleb, per svolgere il test di Turing su questa AI. Ben presto il giovane si accorge che l’AI non solo è intelligente, ma che (almeno apparentemente, dato che il film non dà modo allo spettatore di comprenderlo con sicurezza) prova anche dei sentimenti e delle pulsioni puramente umane.

Caleb è il classico nerd espertissimo di informatica ma per niente avvezzo ai rapporti umani, mentre Nathan è fondamentalmente un genio sociopatico alcolizzato che si crea delle bambole strafighe semi intelligenti da usare come giocattoli sessuali.

Tornando alla storia, Caleb rivela all’AI Ava che Nathan ha già sperimentato con numerosi modelli di AI e che ciascuno viene “formattato” per essere usato come base per il modello successivo, mantenendo inalterata la programmazione di base ma cancellandone la memoria; Ava a questo punto gli chiede aiuto per fuggire dal laboratorio (“incidentalmente” uccidendo Nathan e lo stesso Caleb).

Il tutto costellato da numerosi black out (che poi scopriamo essere causati dalla stessa Ava), durante i quali tutte le porte dell’edificio vengono automaticamente bloccate. Ehi, un deus ex machina: con quale stradannata logica progetti un edificio isolato in modo che in caso di mancanza di corrente le porte si blocchino e non sia più possibile aprirle?

La casa poi è piena di telecamere, da cui Nathan osserva ogni ambiente, e gli spettatori pian piano scoprono che non è tutto come sembra. Perfino Caleb ha qualche sospetto, infatti, più o meno imbeccato dal Ava, si impadronisce della chiave di Nathan, raggiunge il suo computer e scopre le registrazioni degli esperimenti precedenti, in cui le AI (tutte gnocche e tutte “casualmente” completamente nude) hanno tentato di ribellarsi e di fuggire.E capisce pure che la giovane assistente giapponese dello scienziato che “non sa una parola d’inglese per sicurezza” è in realtà un prototipo di AI.

La storia a mio avviso ricorda vagamente “la tempesta” di Shakespeare ma proprio nel finale la premessa del film, già traballante, finisce col crollare sotto il proprio stesso peso con il piano di fuga più raffazzonato della storia del cinema.

Ma andiamo con ordine nelle critiche:

Anzitutto, in tre parole cos’è il test di Turing? E’ un test in cieco (in cui cioè i soggetti coinvolti sanno di effettuare il test ma non che cosa stanno testando) che dovrebbe permettere di scoprire se si è di fronte ad una persona o ad una intelligenza artificiale in grado di imparare  e modificare i propri schemi di pensiero, che ragioni, in pratica. Essendo in cieco il test prevede che lo sperimentatore non sappia se stia interagendo con una persona o con una AI e che ci sia un soggetto di controllo. In pratica lo sperimentatore deve interagire, a parità di condizioni, con due soggetti, uno certamente umano e l’altro l’AI da testare, senza sapere chi sia l’AI e chi sia il soggetto di controllo. Il test “reale” infatti prevede che l’interazione avvenga tramite telescrivente.
Caleb invece lo sa (e l’AI flirta col giovane, approfittando del fatto di essere notevolmente gnocca, stranamente non nuda ma in versione “manichino meccanico”). Nel film giustificano il fatto dicendo che “l’interazione verbale non sarebbe sufficiente”, dicendo peraltro una vaccata tonante. E Caleb non ha il soggetto di controllo, quindi il test di Turing non esiste.

Ah si, l’AI impara perché è direttamente interfacciata con Blue Book, e sa riconoscere mimica ed espressioni perché Blue Book ha “hackerato tutti gli smartphone del mondo e ne ha usato le telecamere per raccogliere informazioni”. Altro deus ex machina, ma questo ci sta.

Poi, quando Nathan passa da un modello di AI all’altro dice che “mantiene la logica di base e formatta il resto, cancellando le memorie ed i ricordi di Ava”. Che è una idiozia atomica, perché se la tua AI basa il suo funzionamento e la sua evoluzione su quello che impara e ricorda e tu gli cancelli la memoria devi ricominciare tutto da capo. Ora, siccome tutto il finale del film si basa su questo concetto, ovvero che Ava non vuole “morire”, con una roba del genere mi mandi tutta la storia a donnine allegre. Come puntualmente finisce.

Ah si il piano di fuga! Questo fa ridere tantissimo perfino mentre Caleb lo predispone. Allora. Prima di tutto ruba la chiave elettronica a Nathan (tutte le stanze ne richiedono una), dopodiche modifica il sistema di sicurezza in modo che, in caso di blackout, blocchi la porta della stanza di Nathan e sblocchi tutte le altre, consentendo a lui e ad Ava di fuggire. Naturalmente occorreva far entrare Nathan nella stanza e.. quale cosa migliore che farlo ubriacare? Peccato che Nathan, in un guizzo di intelligenza, dopo essersi sfondato di Vodka per tutta la settimana precedente, decide di restare sobrio perché ha scoperto il piano di fuga. Ora anche un cretino capisce che tutto il piano ha un “single point of failure” ovvero che Caleb non dev’essere nella stanza di Nathan quando Ava provoca il blackout. Invece c’è, e lo scienziato lo stende con un cazzotto alla mascella mentre va a rinchiudere le AI nelle loro stanze.

Peccato che Ava e l’altra AI non hanno alcun “panic button” o nessun sistema che salvaguardi gli altri dalle loro azioni, quindi si accordano per pugnalare Nathan, che riesce comunque a danneggiare gravemente la bambola in versione nipponica ma viene ucciso da Ava, che abbandona Caleb al proprio destino, sigillato nella stanza di Nathan e lascia la casa, andando a prendere l’elicottero dopo aver rubato abiti e corpo ad un prototipo abbandonato.

Naturalmente il pilota dell’elicottero non si pone nemmeno mezza domanda tipo “ho scaricato un nerd e ora carico una gnocca”, ma semplicemente la carica e se ne va. Che poi, come fa a sopravvivere fuori dalla casa? Ad un certo punto dice che “le mie batterie si caricano ad induzione” quindi significa che ha bisogno della casa per caricarle..

Tutto questo ti fa dire “si bello ma che finale di merda”.

Ora, solo un cretino progetterebbe una AI in grado di ucciderlo e senza nessun sistema di “protezione” che eviti questa cosa. Un cretino o uno sceneggiatore, ovvio. 😀
Ma d’altra parte siamo di fronte allo scienziato che progetta una casa con generatore autonomo in cui puoi morire di fame durate i black out e nessuno lo sa.

Interessante il fatto di usare i dati di un motore di ricerca per insegnare ad una AI, ma niente affatto valido (come ha dimostrato la figura di palta del chatbot Microsoft, partito come una quattordicenne e diventato 24 ore dopo una zoccola ninfomane nazista).
Il film si prende un bel 4/10 per la bravura degli interpreti e la regia. Peccato per tutto il resto.